Reportage – In viaggio alla scoperta della Moravia

Reportage – In viaggio alla scoperta della Moravia

di Rossella Fabiani

(Brno) – La sua storia si lega alle vicende del regno asburgico da cui ha ereditato una cultura mitteleuropea che ancora oggi la caratterizza. Chiese, piazze e palazzi in stile Art Nouveau, Imperiale e Neoclassico rendono la città di Brno un luogo ideale per immergersi nella vita della Repubblica Ceca senza le folle che si riversano a Praga. Perché se la città morava è nota soprattutto per il Gran Premio di motociclismo, in realtà è molto di più del circuito Masaryk dove corse anche Nuvolari. Il centro storico, i corridoi di pietra dello Spielberg – la fortezza in cui fu rinchiuso per otto anni Silvio Pellico – Villa Tugendhat, capolavoro dell’architettura funzionalistica e patrimonio Unesco, la cattedrale gotica dei Santi Pietro e Paolo sulla collina di Petrov, circondata da leggende, il castello di Slavkov (noto con il nometedesco di Austerlitz), appena fuori dalla città dove nel 1805 si svolse la battaglia dei tre imperatori e il Monumento alla Pace (Mohyla Míru in ceco), oppure le grotte del Carso moravo e il santuario di Velerhad, considerata la Betlemme morava per la fede slava, raccontano una storia importante che merita di essere conosciuta. Porta d’ingresso dei fertili vigneti della Moravia meridionale, Brno è la seconda città più grande della Cechia. Elegante e dinamica, grazie anche ai quarantamila studenti universitari che la sera si riversano nei tanti locali che riempiono le vie del centro. Celebre è l’antica fabbrica “Starobrno” dove si produce e si beve la famosa birra cittadina, la Pilsner. Un tocco d’Italia si trova a “La dolce vita” un locale, appena sotto alla cattedrale, dedicato al cinema italiano e ai suoi maestri, da Visconti a Fellini. Ma tutto il centro ruota attorno alla piazza più grande e più antica di Brno(XIII secolo): Namesti Svobody o Piazza della Libertà. Sulla piazza si nota anche una particolare installazione. Nessuno riesce ad indovinare cosa sia. Sembra un gigantesco proiettile ma in realtà è un moderno orologio astronomico in granito nero, che dal 2010, ogni giorno, alle ore 11, “spara” fuori una pallina.

L’altra piazza importante di Brno è la Zelny Trh o Mercato dei cavoli dove ogni giorno si vendono verdure, frutta e fiori. Attorno alla piazza si trovano due teatri, il “Reduta” in cui si esibì anche Mozart da bambino e lo “Husa na provázku” (letteralmente l’Oca al laccio) un teatro sperimentale che ebbe un ruolo importante nelle proteste contro il regime comunista. Per una vista panoramica della città, si possono salire i 173 gradini della torre del vecchio municipio con il portale in pietra e con la statua di un drago, dall’aspetto simile a un coccodrillo e simbolo della città, all’ingresso dell’edificio. Sulla collina di Petrov, la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo domina tutta Brno. Difronte alla cattedrale, la fortezza dello Spielberg. Costruito dal re ceco Přemysl Otakar II a metà del ’200, in origine era un castello, poi fortezza, poi carcere (fu la più dura prigione della monarchia austriaca) e caserma fino a diventare oggi un museo. Qui Silvio Pellico – rinchiuso nella cella quattordici – scrisse “Le mie prigioni”, il libro con il quale fece conoscere lo Spielberg in tutta l’Europa. Con lui, in prigione, insieme a tanti altri italiani, anche Piero Maroncelli che in carcere donò una rosa – che era in un bicchiere sopra la finestra della cella – al chirurgo che gli amputò una gamba per una grave infezione, come ricorda Pellico nel suo libro di memorie. Oggi la via che circonda la collina su cui sorge lo Spielberg si chiama Pellicova. Ai piedi della fortezza si trova il monastero e la chiesa dell’Assunzione della Vergine, forse la più bella della città. L’interno custodisce un dipinto su legno di una Madonna nera risalente al XIII secolo. La chiesa fu costruita nel 1323 per le suore cistercensi, ma nel XVIII secolo divenne degli agostiniani. Il monaco Gregor Mendel, che scoprì le famose leggi sull’ereditarietà, condusse i suoi esperimenti di botanica con i piselli proprio nell’orto del monastero.

Da vedere, oltre al vicino museo Mendel, anche le chiese di San Giacomo, di San Tommaso, quella dei Cappuccini e la chiesa rossa. Ma non si può partire da Brno senza avere visitato Villa Tugendhat. Questo gioiello, che ha precorso i tempi, è considerato uno dei capolavori dell’architettura funzionalistica degli anni ’20 progettato per i coniugi Grete e Fritz Tugendhat tra il 1928 e il 1929 dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohhe. Patrimonio Unesco, Villa Tugendhat è un’opera artistica unica per il tipo di costruzione e per l’arredamento degli interni: pareti in onice delle montagne dell’Atlas in Marocco e legni preziosi come l’ebano Makassar, il palissandro e lo zebrano. Tutti i battenti delle porte sono alti tre metri. Una parete arrotondata di vetro opalino dà luce alla stanza d’ingresso. Nella zona soggiorno si entra dalla scala a chiocciola. L’angolo con il tavolino in vetro e le sedie tubolari rivestite di pergamena bianca era il preferito dai coniugi Tugendhat che qui passavano le serate con gli amici. Ma tanti furono gli eventi sofferti dall’edificio. Confiscato dai nazisti, divenne sede della Gestapo, poi dell’armata russa. Nel 1991 ospitò la delegazione che firmò la separazione consensuale tra la Cechia e la Slovacchia. E solo nel 2010, dopo una richiesta ufficiale degli eredi di Fritz e Grete Tugendhat sono stati fatti importanti restauri che hanno ridato alla villa il suo originale splendore.

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