All’Accademia d’Egitto il porto faraonico di Ayn Soukhna

All’Accademia d’Egitto  il porto faraonico di Ayn Soukhna

di Rossella Fabiani

– Il suo nome in arabo significa sorgente calda. E’ il sito di Ayn Soukhna, sulla riva occidentale del Golfo di Suez, a 120 chilometri a est del Cairo e il suo nome tradisce la presenza di una sorgente di acqua calda che sgorga ai piedi del Gebel el Galala el Bahariya con vista sul sito e che scorre direttamente fino al mare. Lo scavo e lo studio dei reperti archeologici di questo antico insediamento, che per la prima volta sono stati indagati nel 1999 dal professor Mahmud Abd el-Raziq – dal 2001 vengono annualmente condotti da un team congiunto dell’Institut Français d’Archéologie Orientale e dell’Università di Parigi-Sorbonne. E all’Accademia d’Egitto a Roma, la direttrice, la professoressa Gihane Zaki, ha invitato Claire Somaglino, co-direttore della missione di Ayn Soukhna, a presentare questo sito e gli ultimi risultati di scavo nella relazione “Tra Menfi e il Sinai: il sito di Ayn Soukhna sulle vie del rame e del turchese”.  Quello che gradualmente è emerso, nel corso di questi anni di studio e di ricerca, è che il sito era già ampiamente occupato per oltre un millennio durante il periodo faraonico, dall’Antico Regno al Nuovo Regno.

 

3f6e053f-d090-4a75-9a21-af2b0a464ffe  Sigillo - Ayn Soukhna  scavi ayn soukhna  Missione alla Terra del Turchese  Ayn Soukhna  L'accampamento della missione  Ayn Soukhna  i faraoni ad Ayn Soukhna (2)  i faraoni ad ayn soukhna  iscrizione 2 ayn soukhna  iscrizione 1 ayn soukhna  interno tende missione  Ayn Soukhna  il team della missione  Ayn Soukhna  il sito di  Ayn Soukhna dal satellite  il sito di Ayn Soukhna nella mappa geografica  Ayn Soukhna sulla mappa  Ayn Soukhna e in basso il mare

 

Le più recenti scoperte indicano chiaramente l’esistenza di un porto, simile a quello di Mersa/Wadi Gawasis più a sud, che sembra essere stato utilizzato principalmente per attraversare la parte meridionale della penisola del Sinai sul lato opposto del golfo e raggiungere il paese di Punt.  Nella zona dove si concentrano le vestigia archeologiche sono state trovate molte iscrizioni rupestri che attestano la frequentazione del sito sin dall’epoca faraonica. Queste iscrizioni documentano le diverse missioni svolte presso il sito sotto i regni di vari faraoni. La più antica di queste steli porta il nome dell’ultimo re della XI Dinastia, Mentuhotep IV (c. 2000 a.C.). Il testo dà un un’idea delle dimensioni e dell’importanza del sito, che appare avere accolto una spedizione composta da un grande equipaggio a giudicare dalle cifre menzionate. Un’altra stele fornisce prove concrete: si parla di 4mila uomini reclutati per lo stesso scopo pochi anni dopo, nel 7° anno di regno di Amenemhat I, successore di Mentuhotep IV e fondatore della XII dinastia.
Ancora più importante è la menzione di turchese, una gemma che gli antichi Egizi potevano trovare soltanto nel sud del Sinai. L’iscrizione indica una stretta connessione tra Ayn Soukhna e la penisola del Sinai, come è confermato anche da altri due documenti: un’iscrizione ieratica del 9° anno di Sesostris I (il successore di Amenemhat I) che parla di un funzionario inviato alla “terra mineraria”, che è un chiaro riferimento alla zona mineraria nel Sinai e una stele iscritta del 2° anno  di Amenemhet III, verso la fine della XII dinastia (c. 1850 a.C.) dove vengono elencati i nomi di diversi funzionari in una spedizione che li ha portati a passare ad Ayn Soukhna.  Uno di loro, Ity, figlio di Iside e “allontanatore di scorpioni” –  titolo raro – viene nominato anche su due iscrizioni risalenti allo stesso anno e trovate a Wadi Maghara, il cuore della zona mineraria del Sinai.
Fin dall’inizio, i dati epigrafici suggeriscono dunque che il sito è stato un punto di sosta sulla strada verso l’altro lato del Golfo di Suez.
La scoperta di dieci gallerie scavate nella montagna di arenaria destinate ad essere usate come rimessaggio e stoccaggio confermano questa ipotesi. Oltre al materiale ceramico risalente alla XII dinastia sono stati trovati anche oggetti con iscrizioni ieratiche in inchiostro. I reperti più interessanti per l’interpretazione del sito, tuttavia, sono venuti alla luce in due gallerie: due grandi ancore di pietra calcarea, resti carbonizzati di due navi del Medio Regno, che erano stati accuratamente smontati e conservati e cinque strati di grandi tavole di cedro accatastati in tre file parallele. Tutti elementi tipici di navi marittime e non fluviali.
.Ai piedi di una delle galleria, su scaglie di intonaco è stata trovata un’iscrizione frammentaria scritta con inchiostro nero con il nome del re che ha ordinato la spedizione, Djedkara-Isesi, l’ottavo e penultimo sovrano della V dinastia 5 (c. 2400 a.C.). Anche se è impossibile ricostituire l’intero documento, il testo è abbastanza chiaro: dopo la titolatura del re, che inizia con il suo nome di Horus, inizia un breve racconto che dà conto degli aspetti principali della spedizione, vale a dire, i mezzi di trasporto, l’itinerario e i beni che sono stati portati indietro. L’ultima sezione è stata probabilmente dedicata alla registrazione delle diverse categorie di personale. Una delle caratteristiche degne di nota del documento è il nome di kbnt (barche), un tipo di nave che gli egiziani sembrano aver utilizzato in particolare per le lunghe spedizioni marittime. Fino ad oggi, questa è la più antica fonte di tali imbarcazioni in qualsiasi documento egiziano. Un altro testo, iscritto sempre con inchiostro nero, documenta una spedizione che porta la data del settimo censimento del regno del re Isesi (intorno all’anno 14 del suo regno), fornendo così la data di una spedizione nel Sinai finora sconosciuta. Il testo rivela anche il nome di un capo spedizione, Sed-Hetepi, e fornisce una delle prime attestazioni distinte del toponimo usato per riferirsi alla penisola del Sinai in Egitto: “Le terrazze di turchese” (xtjw mfkAt). Lo stesso funzionario compare anche in un’altra fonte trovata nel Sinai a Wadi Maghara. Le scoperte effettuate sul campo nel sito Ayn Sukhna confermano così il ruolo di questo insediamento nell’organizzazione di spedizioni marittime, sul Mar Rosso, fin dall’Antico Regno. Scoperte che sono chiaramente collegate con il materiale che è stato portato alla luce nella zona mineraria nel sud del Sinai e in particolare con il Wadi Maghara.

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