Dialogo Israele-Palestina: la mossa di Al Sisi per uscire dall’isolamento

Dialogo Israele-Palestina: la mossa di Al Sisi per uscire dall’isolamento

Il presidente egiziano rilancia il ruolo del Cairo per riavviare i negoziati tra Gerusalemme e Palestina. Una mossa a sorpresa mirata anche ad allontare le critiche sul caso Regeni
Il 17 maggio, durante una conferenza nella città egiziana di Assyut sul tema delle infrastrutture, il presidente Abdel Fattah Al Sisi uscendo dal tema programmato del suo intervento con una mossa a sorpresa ha riaperto la questione della pace (lontana) tra israeliani e palestinesi. Al Sisi ha promesso con parole chiare e semplici che l’Egitto è disposto a riallacciare le relazioni un tempo amichevoli con Gerusalemme se i leader israeliani accetteranno di riprendere il dialogo con i palestinesi, sottolineando la necessità di non sprecare un’opportunità di dialogo che potrebbe contribuire a portare pace e sicurezza in tutta la regione. “Io sostengo – ha affermato – che noi conquisteremo la pace se riusciremo a risolvere i problemi dei nostri fratelli palestinesi e dare loro la speranza di costruire un loro Stato […] Chiedo alla leadership di Israele di far trasmettere questo mio discorso da tutte le emittenti israeliane. Dobbiamo fare ogni sforzo per cercare di trovare una soluzione a questo problema”.

Al Sisi si è offerto anche di mediare tra le varie fazioni palestinesi per costruire insieme a loro un piattaforma di dialogo con Israele. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che lo stesso giorno aveva risposto picche alla richiesta del presidente francese Francois Hollande di una ripresa in tempi rapidi dei colloqui israelo- palestinesi interrotti dal 2014, ha accolto con favore l’appello egiziano rispondendo ad Al Sisi che “Israele è pronto a partecipare a fianco dell’Egitto e di altri Stati arabi allo sforzo di far progredire il processo diplomatico che può portare alla stabilità nella regione”. Parole prudenti che più che a riaprire il dialogo con la leadership palestinese, mirano a coinvolgere gli arabi moderati nel processo di pace e nella ricerca di soluzioni accettabili a un conflitto che dura da oltre sessant’anni.

Mercoledì 18 maggio, il segretario di Stato americano John Kerry è volato da Vienna, dove era impegnato nei colloqui sulla Siria, al Cairo per incontrare Al Sisi, analizzare a fondo la proposta lanciata alla conferenza di Assyut e capire, secondo quanto dichiarato dal suo portavoce Mark Toner, la portata potenziale del piano egiziano. Al termine dell’incontro Kerry ha sottolineato “l’importanza del ruolo dell’Egitto come partner regionale”.

 (Il premier israeliano Benjamin Netanyahu)

(Il premier israeliano Benjamin Netanyahu)

Il piano di Al Sisi in Medio Oriente

Per tentare di capire le motivazioni della mossa di Al Sisi bisogna innanzitutto ricordare che l’Egitto è stato il primo dei Paesi arabi a riconoscere lo Stato di Israele dopo la storica visita del presidente egiziano Anwar Sadat a Gerusalemme nel novembre del 1977 e dopo gli accordi di pace di Camp David del 1979. Da allora le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono state, a livello ufficiale, abbastanza stabili anche se hanno visto momenti di tensione durante le due guerre di Gaza del 2009 e del 2014, quando l’esercito israeliano ha invaso l’enclave palestinese in risposta al lancio di razzi da parte dei militanti di Hamas, la fazione estremista palestinese che domina sulla striscia di territorio confinante tra Israele ed Egitto.

Se a livello ufficiale le relazioni si sono comunque raffreddate dal 2014, i contatti e la collaborazione tra i servizi segreti di Gerusalemme e del Cairo sono proseguiti intensamente per contrastare i gruppi islamisti del Sinai e il contrabbando di armi dall’Egitto a Gaza.

Oggi, pressato dalle tensioni provocate dalla resistenza dei Fratelli Musulmani contro quello che gli islamisti egiziani considerano un governo illegittimo, il presidente Al Sisi potrebbe aver voluto distogliere l’attenzione dei governi occidentali dalle misure sempre più repressive adottate dalle autorità del Cairo contro i dissidenti, riaprendo il dossier della pacificazione tra Israele e palestinesi e tornare così in campo come protagonista essenziale nei processi di pacificazione in Medio Oriente.

regeni

Anche il caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore triestino ucciso tre mesi orsono al Cairo in circostanze molto oscure, potrebbe aver spinto il presidente egiziano ad agire per attenuare le critiche internazionali contro il suo governo e l’impatto delle accuse di corresponsabilità nell’omicidio del cittadino italiano da parte di organismi di sicurezza egiziani rivoltegli dalla stampa di tutto il mondo.

 (Il Cairo, 18 maggio: l’incontro tra Kerry e Al Sisi)

(Il Cairo, 18 maggio: l’incontro tra Kerry e Al Sisi)

Secondo il quotidiano israeliano Jerusalem Post la mossa di Al Sisi sarebbe stata programmata da tempo, forse d’intesa con il premier Netanyahu in vista di un’estate particolarmente calda. La reazione positiva del primo ministro israeliano conferma che, nonostante l’attivismo del capo della diplomazia americana John Kerry, Il Cairo e Gerusalemme ritengono che gli sforzi di una Washington distratta da una campagna elettorale destinata a durare fino alla fine dell’anno siano ininfluenti ai fini di una ripresa del dialogo e che sia meglio, con la scusa della riattivazione del processo di pace e della improbabile soluzione del problema palestinese, rafforzare la collaborazione bilaterale tra due Paesi circondati da nemici e che, anche per questo motivo, hanno tutto l’interesse a tornare amici.

Fonte: Alfredo Mantici

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