Palestina : Il Quartetto per il Medio Oriente: un mediatore disonesto

Palestina : Il Quartetto per il Medio Oriente: un mediatore disonesto

di Alaa Tartir – Middle East Eye
Roma, 03 agosto 2016, Nena News – La scorsa settimana il Quartetto per il Medio Oriente ha pubblicato un rapporto che chiede alle leadership palestinese e israeliane di prendere misure per salvaguardare il percorso della soluzione a due Stati.
Una lettura critica di quel rapporto mostra perché gli sforzi per raggiungere tale soluzione sono falliti negli ultimi due decenni. Il rapporto è pieno di intrinseche faziosità, problematiche assunzioni, raccomandazioni scarsamente informate e distorce la realtà che è stata il marchio delle istituzioni internazionali come lo stesso Quartetto, il radicamento di uno status quo di ingiustizia, occupazione militare e violenza.
Lettori obiettivi dell’ultimo rapporto del Quartetto possono confondersi facilmente: è un rapporto pubblicato da un soggetto internazionale o da un ministro israeliano o da un think tank di Tel Aviv? La principale premessa è che “il terrorismo palestinese e l’incitamento alla violenza” sono da considerare responsabili dell’insicurezza israeliana e dello stallo politico. Il rapporto costruisce la sua “analisi” sulla base di assunzioni false e non plausibili. Ad esempio, assume che Netanyahu sostiene l’obiettivo dei due Stati che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza e che la maggioranza dei due popoli supporta anchora la soluzione a due Stati.
È possibile che i funzionari del Quartetto non ascoltino i leader politici e militari israeliani, da destra a sinistra, che esprimono ripetutamente e chiaramente il rigetto della soluzione a due Stati? Solo lo scorso anno, alla vigilia delle elezioni israeliane, Netanyahu ha detto no ad uno Stato palestinese. In quelle elezioni l’elettorato israeliano ha votato per 7 membri della Knesset che si oppongono a tale soluzione. Nel maggio 2016, Netanyahu ha rigettato l’iniziativa di pace francese che si basava sulla soluzione a due Stati. A giugno ha annunciato una nuova espansione coloniale nella Cisgiordania occupata, un progetto di colonizzazione che rende tale soluzione impossibile.
Per quanto riguarda gli israeliani, una recente ricerca del Pew Research Center mostra che solo il 43% degli ebrei israeliani pensa che “un modo possa essere trovato perché Israele e uno Stato palestinese indipendente convivano in pace”. La maggioranza – il 62% – di quelli che si dichiarano politicamente a destra pensa che la soluzione a due Stati sia impossibile.
E ai palestinesi che vivono a Gaza e in Cisgiordania quasi 50 anni sotto occupazione israeliana hanno fatto perdere la speranza. Secondo uno studio del giugno 2016 del Palestinian Center for Policy and Survey Research, solo il 29% pensa che l’iniziativa francese avrà successo, il 56% sostiene l’abbandono degli Accordi di Oslo e il 57% crede che la soluzione a due Stati non sia più fattibile. Per quanto riguarda i sei milioni di palestinesi nei campi profughi e in esilio, nessuno li ha consultati sulla questione.
Le visioni del Quartetto sono problematiche anche per quanto riguarda la questione dell’incitamento alla violenza. Il tasso di responsabilità palestinese contro quella israeliana è di 4 a 1. Quattro paragrafi sono dedicati a parlare dell’incitamento alla violenza palestine e uno solo al lato israeliano, nella chiara assenza di neutralità. Il costante incitamento razzista, fondamentalista e violento israeliano non viene quasi notato dai funzionari del Quartetto. Di certo ciò non è dovuto alla mancanza di prove, ma a un disegno metodologico e all’assenza di volontà politica di rendere Israele e la sua leadership responsabili.
Anche usando la logica del Quartetto, se la violenza da ottobre 2015 in Palestina e Israele è vicendevole, perché quella palestinese è etichettata come “attacchi terroristici” e quella israeliana no? Qual è la giustificazione, se c’è, per tale categorizzazione e quali obiettivi politici serve?
Allo stesso modo il Quartetto afferma che l’armamento illegale di Hamas e le sue attività militari sono da considerare la ragione del fallimento della soluzione a due Stati: dov’è la prova di questa argomentazione politicamente giustificata? Perché non ci sono prove sul fatto che Israele abbia lanciato tre grandi attacchi contro Gaza? Tale presa di posizione è pericolosa perché dà a Israele un’occasione d’oro per iniziare un’altra guerra contro la Striscia.
Inoltre, quando i funzionari del Quartetto cominceranno ad ascoltare con più attenzione i leader di Hamas e a considerare i cambiamenti radicali che l’hanno attraversata nell’ultimo decennio? Il Quartetto dovrebbe prendere seriamente le dichiarazioni di Jimmy Carter e Mary Robinson sulla necessità di riconoscere Hamas come attore politico legittimo e capire che è giunto il momento “di fare affari” con Hamas se è davvero interessato ad una pace inclusiva.
Il rapporto parla anche della terribile situazione umanitaria a Gaza e dell’assedio politico di due milioni di persone in un modo così apolitico da negare la costruzione politica di tael “crisi umanitaria” e quindi la complicità della comunità internazionale nel sostenerla. Al contrario, “prega” il governo israeliano perché elimini alcune restrizioni su pressione del Quartetto, piuttosto ironico.
Il rapporto lamenta la mancanza di unità palestinese e la considera un altro fattore che contribuisce al fallimento della soluzione a due Stati. È surreale visto che sono stati il Quartetto e la comunità internazionale a promuoverla negando i risultati delle elezioni democratiche palestinese di dieci anni fa. Mentre il Quartetto afferma che l’espansione coloniale israeliana è un elemento che danneggia i due Stati, non riconoscere che rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale e che potrebbe essere considerato crimine di guerra.
Visti i fatti, l’applicazione del diritto internazionale dovrebbe essere la natura di qualsiasi entità che si dice rappresentante globale. Altrimenti la legittimità di tali soggetti continuerà ad essere erosa. Il Quartetto per il Medio Oriente non è che un altro mediatore disonesto. Il suo approccio e la sua distorta interpretazione della realtà non avvicinerà alla pace. La renderà impossibile.
Se il Quartetto e la comunità internazionale sono davvero interessati ad una pace genuina, giusta e durevole tra palestinesi e israeliane, deve abbandonare questa zona di comodità, ascoltare con più attenzione la società civile e cominciare ad affrontare le questioni più complesse tra cui, in primis, c’è il modo di porre fine all’occupazione israeliana come passo verso l’uguaglianza.

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