Regeni, L’esame autoptico: nessun incidente, ucciso da professionisti della tortura

Regeni,  L’esame autoptico: nessun incidente, ucciso da professionisti della tortura

Nelle 225 pagine emerso dopo l’autopsia sul corpo del giovane ricercatore, il professor Fineschi ha raccontato le torture che ha dovuto subire Giulio: ossa rotte, denti spezzati, tumefazioni in ogni punto del corpo. Il dato più agghiacciante sono le cinque lettere apparse sul corpo: “Sulla regione dorsale – ha scritto Fineschi – a sinistra della linea si trovano un complesso di soluzioni disposte a confermare una lettera”. All’altezza dell’occhio destro, a lato del sopracciglio, sulla mano sinistra dove c’era una X, sulla fronte: sono solo alcuni dei punti in cui sono comparse queste scritte che, secondo l’esame autoptico, sono state inferte da professionisti della tortura.
Escludendo dunque l’incidente, pista ancora tenuta in piedi solo dalle autorità del Cairo, Regeni ha dovuto subire la frattura di cinque denti, la rottura di due scapole, l’omero destro, il polso, le dite delle due mani e dei due piedi, con entrambi i peroni ridotti in poltiglia. Inoltre ovunque ci sono segni di tagli e bruciature. “Si possono ipotizzare – è stato scritto ancora nell’autopsia – che lo abbiano colpito con calci, pugni, bastoni, mazze” per poi scagliarlo ripetutamente a terra o contro alcuni muri. “Alcune lesioni cutanee – hanno concluso i medici legali – hanno caratteristiche che depongono per una differente epoca di produzione avendo un timing differenziato”. Insomma, secondo l’esame, Giulio Regeni è stato torturato ripetutamente e non in una volta sola: i suoi aguzzini si sono accaniti sul suo corpo a distanza di giorni.
“Ci sembra chiaro che le torture che gli sono state inflitte, i tempi e le modalità dei supplizi che nostro figlio ha dovuto sopportare non possono che essere l’opera perversa di qualche professionista della tortura” hanno detto Paola e Claudio Regeni. “È evidente che non possiamo parlare di incidente ma non riusciamo ancora a capire come si possa dubitare che Giulio sia stato torturato; c’è un’azione mirata e sistematica sul corpo del povero Giulio. Azioni che possiamo ricondurre alle modalità già variamente e riccamente illustrate da vari rapporti internazionali, come quelli di Amnesty. So che per chi vive in Italia non esiste sistema cognitivo ed emotivo per anche solo riuscire ad immaginare cosa sia successo a Giulio. Ma il suo corpo parla”, hanno continuato i genitori del ricercatore italiano. Eppure l’Egitto non molla e respinge ogni ipotesi di responsabilità su quello che è a tutti gli effetti un omicidio.
Il procuratore Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco, i carabinieri del Ros e i poliziotti dello Sco che da febbraio lavorano al caso aspettano risposte precise dal procuratore generale egiziano, Nabil Ahmed Sadek. Dall’Italia è chiara la richiesta di avere tutte le informazioni possibili sugli ultimi giorni di vita del ricercatore a cominciare dal famigerato traffico delle celle telefoniche della zona in cui Giulio venne sequestrato. Un piccolo segnale di speranza è arrivato proprio dall’Università di Cambridge che ha inviato in Italia alcuni documenti, altri sono attesi nei prossimi giorni. I genitori di Giulio che chiedono verità e giustizia hanno un’unica speranza: che l’immobilità del governo egiziano presto cambi e che anche l’omertosa Cambridge si decida presto a collaborare sul serio. “Siamo così abituati ai depistaggi – hanno detto Paola e Claudio Regeni – che siamo in una sorta di sospensione. Ma attendiamo. E non rinunceremo mai alla verità”.

Oggi si sono susseguite varie ipotesi sulla sua morte, ma finora non e’ emersa nessuna verita’
Ecco la cronologia dei fatti:
1) Il 25 gennaio Regeni lascia il suo appartamento al Cairo, nel quartiere di Dokki, e di lui si perdono le tracce. L’allarme sulla sua scomparsa scatta qualche giorno dopo.

2) Il 4 febbraio il cadavere del ricercatore friulano viene ritrovato in un fosso lungo la strada Cairo-Alessandria. All’inizio le autorità parlano di incidente stradale. Ma subito dopo il procuratore del Cairo,Ahmed Nagi, afferma che sul corpo ci sono segni di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello e segni di «morte lenta»: tutti elementi poi rivelati anche dalla prima autopsia effettuata al Cairo.

3) Il 6 febbraio le forze di Sicurezza egiziane fanno sapere di aver arrestato due persone, poi rilasciate: da parte degli investigatori egiziani si tenta di accreditare l’ipotesi dell’omicidio per mano di criminali comuni

4) Il 7 febbraio la salma di Giulio Regeni arriva in Italia dove viene effettuata una nuova autopsia secondo cui la morte è legata alla frattura di una vertebra cervicale causata da un violento colpo. Dall’esame autoptico emergono anche segni di pestaggio, abrasioni e lesioni.

5) Il 12 febbraio si svolgono i funerali del ragazzo a Fiumicello (Udine) e dal giorno successivo – per diversi giorni – il Cairo ipotizza varie versioni, cambiandole di volta in volta: dall’omicidio a sfondo omosessuale, all’atto criminale, all’uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi.

6) Il 24 febbraio il ministro dell’Interno egiziano tira fuori l’ennesima versione: la vendetta per motivi personali: una lettura dei fatti approssimativa e priva di riscontri che indigna per i connotati “beffardi” che la vicenda tragica della morte brutale di un giovane in terra straniera continua ad assumere.

7) Il 1 marzo indiscrezioni sull’autopsia egiziana rivelano che Giulio Regeni è stato torturato per almeno cinque, e forse addirittura sette giorni, ad intervalli di 10-14 ore. Il Cairo smentisce: ma ormai la credibilità delle versioni investigative accreditate nelle dichiarazioni ufficiali delle autorità egiziane è ai minimi termini…

8) Il 14 marzo, il procuratore italiano Giuseppe Pignatone arriva al Cairo dove incontra il collega, Nabil Sadeq. Entrambi affermano che «i colloqui sono stati positivi». Nello stesso giorno, un testimone riferisce che Regeni avrebbe avuto «un’accesa discussione con un altro straniero» dietro la sede del consolato italiano al Cairo. I media parlano anche di un video sulla lite in possesso del consolato italiano, ma anche questo – l’ennesimo depistaggio – viene smentito dalla notizia che le telecamere della sede diplomatica sono disattivate da luglio.

9) Il 24 marzo, poi, il ministero dell’Interno riferisce che le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso «cinque sequestratori di stranieri» e che, almeno secondo un paio di media egiziani, erano sospettati di un legame con la morte di Regeni. Il ministero non conferma, né smentisce, anche se poi afferma che il passaporto e alcuni documenti del giovane sono stati ritrovati in un’abitazione della banda.

10) Il 25 marzo il ministero dell’Interno egiziano precisa che «le indagini proseguono» in coordinamento con gli investigatori italiani. I genitori del ragazzo chiedono al governo di reagire «a questa oltraggiosa messa in scena». L’Italia insiste: «Vogliamo la verità».
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13 Febbraio – Per diversi giorni il Cairo ipotizza varie versioni, cambiandole di volta in volta: dall’omicidio a sfondo omosessuale, all’atto criminale, all’uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi.
29 Marzo- “Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo”, ha detto la madre del ricercatore italiano ucciso al Cairo in conferenza stampa a Roma. “Ho riconosciuto mio figlio solo dalla punta del naso, non vi dico cosa gli hanno fatto. Sapevamo che non era nei servizi”. Amnesty denuncia 88 casi di tortura in Egitto nel 2016.

1 Aaprile – Per la prima volta il Cairo in qualche modo ha ammesso quanto a molti era già chiaro: gli apparati egiziani seguivano Regeni prima del suo rapimento al Cairo.

2 Aaprile – L’Egitto minimizza: “E’ un atto isolato”. Su YouTube condoglianze ai Regeni dalla madre del blogger Khaled Said, ucciso a bastonate da poliziotti ad Alessandria nel giugno 2010.

3 Aaprile – Nuova marcia indietro del Cairo anche sulla banda di rapinatori.
Fino oggi L’esame autoptico: nessun incidente, ucciso da professionisti della tortura

 

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