Regeni: le due facce di Abdallah che ha “venduto” Giulio

Regeni: le due facce di Abdallah che ha “venduto” Giulio

L’inchiesta a carico di Giulio Regeni fu la conseguenza di un esposto presentato da Mohamed Abdallah, all’epoca capo del sindacato autonomo dei venditori ambulanti sui quali Giulio stava conducendo delle ricerche per conto dell’Università di Cambridge, e a cui s’era impegnato a far ottenere un finanziamento. Ma chi è Mohamed Abdallah? Il suo soprannome chiarisce molte cose: “Amanji”. Un termine chiaro in Egitto, sta a significare uno che lavora per la polizia (più precisamente per la sicurezza nazionale che e’ specializzata ad arrestare e mettere sotto torchio chi è contro il governo). Il suo lavoro e’ informare e segnalare alle forze dell’ordine chi è contro il regime. E una cosa è certa Abdallah non è un venditore ambulante, non c’entra nulla con questo lavoro. E’ laureato presso la Facoltà di media Dipartimento di giornalismo, al Cairo. È un giornalista, lavorava per il giornale egiziano “Alnabaa”. Almeno fino al 2007. Da quell’anno in poi c’è stato un cambiamento repentino: ha piazzato un banchetto ed è sceso in strada. Curioso. «Dal giornale alla bancarella per vendere esseri umani», racconta qualcuno che lo conosce bene. E si perché il suo compito era proprio quello di consegnare gli ipotetici traditori del governo. O comunque raccogliere quante più informazioni possibili su persone sospette (ovviamente sospette secondo lui). Ma soprattutto raccogliere quanti più venditori ambulanti possibili da utilizzare come scudo umano alle manifestazioni organizzate contro il regime.
IL SINDACATO SPEZZATO. Nel 2012 è stata fondata l’Associazione per gli ambulanti guidata da Ahmed Hussein, «ma appena Abdallah ha meso piede nell’associazione ha iniziato a creare frizioni e scontri tanto da riuscire a dividerla in piccoli sindacati per levargli la forza che era stata creata proprio dall’unione dei lavoratori», raccontano altri ambulanti. Alla guida di quella del Cairo Ovest c’era proprio lui Mohammad Abdallah. Per far capire meglio la situazione bisogna sottolineare che i sindacati per venditori ambulanti non assomigliano a quelli di altre organizzazioni sindacali di lavoratori, perché non ci sono leggi che li tutelano, non ricevono nessun supporto governativo. Qualcosa arriva da fuori, come fondi dall’estero per alcuni progetti. Ed è questa l’occasione intuita da Abdallah: distruggere il sindacato principale per prendere il potere sui piccoli ed avere il controllo totale su questi fondi, e cioè sui soldi.
LE BUGIE. A questo punto entra in scena la carrellata di bugie contro Giulio Regeni, prima fra tutte che era una spia. Abdallah non ha fatto nessuna denuncia contro Regeni, il suo compito era quello di ripetere ai media filo-Sisi che Regeni era un informatore, un tentativo per fare morire il caso. Eppure Giulio aveva tentato di aiutarlo, aveva cercato di darsi da fare per far ottenere al sindacato un finanziamento da 10.000 sterline attraverso un progetto della britannica Antipode Foundation. Ma poi accadde qualcosa che lo mise in guardia, aveva capito che Abdallah voleva quei soldi per sé, e se possibile ne voleva anche di più. Ecco perché Giulio bloccò tutto. Ed è a questo punto probabilmente che Abdallah cambio atteggiamento.
LE CONTRADDIZIONI. Il 10 settembre 2016 ha dichiarto al giornale Al Wafd: «Non ho fatto una denuncia contro Regeni» sottolineando che «ho testimoniato solo davanti al pubblico ministero e alla delegazione italiana, sui venditori ambulanti e le loro condizioni in Egitto». Ha poi aggiunto, che «ci sono un gran numero di personaggi pubblici che hanno incontrato Regeni, ma non hanno parlato dell’incontro, compresi i “socialisti rivoluzionari” e rappresentanti del 6 aprile. Io ho incontrato il giovane italiano solo sei volte, tra cui due volte con i venditori ambulanti attraverso l’Ufficio per i diritti umani dell’attivista Khaled Ali». E ha confermato «sono certo che c’è una terza persona che è responsabile per l’incidente di Regeni e non la polizia egiziana, come molti accusano». Il giornale Tahrirnews in un incontro con lui come capo degli ambulanti gli ha chiesto «quale è il tuo commento sulla dichiarazione del Procuratore generale, che hai denunciato Regeni alla polizia?». Abdallah ha risposto «giuro su Dio che non so nulla di questa dichiarazione, e non ho letto nulla, io sono l’unico in Egitto che ha raccontato di essersi seduto con Regeni 6 volte, non ho informato la polizia, e sfido chiunque a tirare fuori una dichiarazione ufficiale fatta da me alla polizia. Ho parlato solo con il procuratore, come ho già detto, davanti alla delegazione italiana, ma non ho fatto nessuna denuncia, li ho consegnato i documenti e le informazioni sui venditori ambulanti, e informazioni su sindacati e i loro numeri». In un incontro con il giornale Aswatmasriya ha detto il contrario (11 settembre 2016) «avevo denunciato Regeni alla polizia». E ha aggiunto «ho presentato al pubblico ministero con documenti ufficiali che era tutto vero, che Giulio era una spia, aggiungendo che Regeni voleva fare incontri e workshop con i venditori ambulanti con finanziamenti esteri». E aggiunge nelle dichiarazioni al giornale: «Alcuni mi accusano che ero contrario a Regeni perché volevo i soldi da lui, cioè che mi aiutava ad avere fondi dall’estero, ma questa è una bugia costruita. Le sue domande erano strane e io sono un egiziano pulito e onesto». Tutto questo da l’idea chiara che Abdallah cambia i suoi discorsi a seconda delle indicazioni che gli vengono date.

 

 

 

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