Islanda: domani al voto, pirati a conquista parlamento contro la mafia

Islanda: domani al voto, pirati a conquista parlamento contro la mafia

Domani circa 250mila cittadini islandesi si recheranno alle urne per eleggere i 63 deputati dell’Althing, il Parlamento più antico d’Europa. Un voto caratterizzato da un diffuso sentimento anti-establishment e che per molti esperti segnerà il trionfo del partito dei Pirati, guidato da Birgitta Jonsdottir, 49 anni, parlamentare femminista, poeta, artista, impostasi all’attenzione internazionale nel 2010 quando, insieme al fondatore di Wikileaks Julian Assange, diffuse un video in cui si mostravano due piloti americani uccidere due giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters per le strade di Baghdad. Jónsdóttir ha detto di non ambire a diventare premier, sottolineando invece la struttura orizzontale del partito. Il suo unico desiderio, dice, è di spazzare via il vecchio sistema islandese. «I cittadini sono stanchi di corruzione e nepotismo», ha dichiarato la leader corsara, paragonando l’Islanda alla versione nordatlantica della Sicilia, guidata da poche famiglie e dai loro amici «in perfetto stile mafioso». Un sistema simile alla «piovra», secondo Jonsdottir, che invece promette di adottare una nuova Costituzione, di rafforzare la libertà di informazione e soprattutto di discutere in Parlamento ogni proposta sostenuta sul web da un numero di firme pari almeno al 2% della popolazione. Tra gli altri punti del programma dei pirati, anche la depenalizzazione delle droghe e l’offerta di asilo e della cittadinanza onoraria a Edward Snowden, l’ex talpa della Cia divenuto l’idolo mondiale degli hacker. «Non ci definiamo di destra o di sinistra, il nostro partito si concentra sui sistemi. In altre parole, ci consideriamo degli hackers, dei pirati dei nostri obsoleti sistemi di governo», spiega. Il partito, fondato da attivisti e hacker quattro anni fa come movimento internazionale contro il copyright, aveva raccolto il 5% delle preferenze alle elezioni del 2013, ottenendo così tre seggi in Parlamento. I sondaggi danno i corsari di Jonsdottir tra il 18 e il 20%, in pole position per formare un governo di coalizione in cui potrebbero entrare sino a cinque partiti attualmente all’opposizione. Jonsdottir ha invece escluso la possibilità di un accordo di governo con i principali partiti islandesi, il Partito dell’Indipendenza e il Partito Progressista. Quest’ultimo, formazione centrista dell’ex premier islandese Sigmundur Davio Gunnlaugsson, prima e più illustre vittima dello scandalo Panama papers, langue a quota 8%, un terzo dei consensi espressi alle scorse elezioni. Il partito di centro-destra di Bjarni Benediktsson, dato intorno al 23%, è invece il competitor più insidioso per i pirati. L’Islanda aveva indetto elezioni anticipate ad agosto dopo lo scandalo ‘Panama papers’ che aveva provocato un’ondata di proteste e la richiesta di dimissioni del premier Gunnlaugsson, rimpiazzato dall’allora ministro dell’Agricoltura Sigurour Ingi Johannsson e attuale leader del Partito Progressista. Nonostante il clima di instabilità politica, si prevede che il paese – prostrato dalla crisi finanziaria del 2008 che aveva portato al collasso delle tre banche più grandi del paese, al crollo del 97% del mercato azionario e al dimezzamento del valore della corona islandese – registrerà nel 2017 una crescita economica del 4.3% del Pil, trainata dal settore turistico, e una riduzione del tasso di disoccupazione, atteso al di sotto del 3%.

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