Intelligence: su sito 007 la storia di Gertrude Bell, la “regina del deserto”

Intelligence: su sito 007 la storia di Gertrude Bell, la “regina del deserto”

La chiamavano al Khatun, la regina del deserto. Esploratrice del mondo arabo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra, «è stata una figura dalle mille sfaccettature». È il portale dell’intelligence italiana (sicurezzanazionale.gov.it) a dedicare un approfondimento alla figura di Gertrude Bell, archeologa, alpinista, linguista, scrittrice, fotografa, cartografa nonché ufficiale politico dell’Arab Bureau, costituito in Egitto dall’intelligence di Sua Maestà nel 1916. Il suo nomadismo – tanto fisico quanto intellettuale – non tardò a manifestarsi. Laureatasi in Storia moderna all’Università di Oxford, dopo aver passato diversi mesi nell’Est Europa e in Asia tra Bucarest e Teheran, la Bell compì due giri del mondo, nel 1897-1898 e nel 1902-1903. «Dopo questa esperienza nomade – scrive Diego Bolchini sul sito degli 007 italiani- decise di approfondire sul campo la conoscenza e lo studio del mondo arabo, facendo viaggi fin nel cuore dell’Arabia Saudita. Per anni esplorò a dorso di cammello zone pericolose, in sette viaggi che le permisero di acquisire informazioni e tessere una fitta rete di relazioni con i capi arabi, dei quali rispettò sempre la cultura e le tradizioni». La Bell divenne così la prima donna con grado da ufficiale, nel suo caso onorifico, della storia dei servizi segreti militari inglesi. Nel 1916 venne nominata segretaria per l’Oriente a Baghdad, un ruolo che segnerà il suo destino e il futuro dell’Iraq, costituito assemblando le tre province ottomane di Mosul, Bassora e Baghdad, e che ha portato molti storici a definirla come la madre inglese del neonato Stato. L’archeologia e lo studio dell’architettura, originarie passioni giovanili, rimasero sempre al centro degli interessi personali della Bell, che fu promotrice della fondazione del Museo archeologico di Baghdad nel 1923, due anni dopo la creazione della monarchia in Iraq. Sul versante politico, la Bell focalizzò i suoi interessi e sforzi sullo sviluppo e l’assetto istituzionale dell’area mesopotamica, nell’ambito della quale Faisal, figlio dello sceriffo hascemita della Mecca, divenne Re dello Stato dell’Iraq. La conoscenza dei luoghi e delle persone le permise di mettere a tacere antichi odi tribali. La tutela delle minoranze fu un obiettivo che ella perseguì sempre con tenacia. Voleva – e ottenne – la creazione di uno Stato arabo, filo-inglese. Ma il suo viaggio più pericoloso ed epico lo compì ad Hāʾil, proprio al centro dell’Arabia Saudita. Solo un’altra donna prima di lei, Lady Anne Blunt, si era spinta tanto in là nella sua esplorazione. Hā’il all’epoca era infatti la roccaforte dei rivali degli ibn Saud, sostenuti dagli inglesi e pertanto avversi alla poliedrica Gertrude. La Bell mette pericolosamente a rischio la sua vita ma riesce a fare ugualmente ritorno verso la Siria raccogliendo preziose informazioni per gli inglesi. La regina del deserto, oltre a diversi dialetti arabi d’area, parla il farsi e il turco. Risorse linguistiche rare e importantissime che, insieme alle sue molteplici capacità, non passano inosservate all’intelligence britannica. Allo scoppio della prima guerra mondiale, alti funzionari di Londra decidono di valorizzare la sua conoscenza approfondita dei Paesi arabi e dei legami tribali che li caratterizzano, allo scopo di destabilizzare l’Impero ottomano, divenuto alleato dell’Impero tedesco in virtù dell’accordo diplomatico siglato nell’agosto del 1914.
Gertrude Bell rivestì delicati compiti istituzionali nell’apparato istituzionale britannico. Consigliere politico a Bassora in Iraq nel 1916, disegnò cartografie dettagliate per individuare rotte sicure per l’Esercito britannico dislocato nel Paese. In una lettera al padre, nel 1921, la Bell descrive la sua attività: «ho bene impiegato l’intera mattina in ufficio a disegnare sulla carta geografica il confine meridionale del deserto iracheno». Nel 1921 partecipa, come esperta orientalista, alla Conferenza del Cairo, insieme a Lawrence d’Arabia. «In quell’ambito -rileva il portale dell’Intelligence italiana- si decide l’assetto mandatario inglese per l’area giordano-irachena. In quella celebre foto, è l’unica donna. E la regina del deserto, la madre dell’Iraq conta più di tanti uomini».
«La traiettoria biografia e personale della Bell si iscrive in una peculiare tradizione britannica. Ha straordinari punti di similitudine e convergenza con quella del Colonnello Thomas Edward Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia, e con P. L. Fermor, avventuriero, viaggiatore e scrittore britannico già membro del SOE (Special Operation Executive) in Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale», si legge sul sito dei servizi di sicurezza. Simile è per tutti la seduzione operata da terre di oltre-confine culturale, nel tentativo di comprendere mondi diversi. Nel primo capitolo del suo libro nel 1907, intitolato Syria. The Desert and the Sown, la Bell descrive il suo approccio alle terre d’Oriente: «da soli ci si deve avventurare in quel mondo, via dalla massa di amici che camminano tra roseti senza spine. Spogliati dei panni elaborati e raffinati che ostacolano la lotta».  L’esposizione e l’immersione totale in una cultura così radicalmente diversa dalla propria ha consentito ai due arabisti britannici e allo stesso Fermor di «ideare e concepire nuovi perimetri di comprensione, negoziali e di azione successivamente capitalizzati dall’intelligence britannica, con cui collabora consapevolmente, fornendo delicate informazioni politico-militari e costruendo reti di relazioni». La ‘madre fondatricè dell’odierno Iraq, considerata una delle donne più influenti della politica internazionale del suo tempo, con la sua azione e interpretazione e concezione dell’area mesopotamica ha destato – a posteriori – diverse riflessioni e critiche. Fautrice di nuovo Stato unitario dall’assetto centralizzato subordinato agli interessi britannici, respinse le richieste indipendentiste e federaliste degli sciiti del Sud. «Sospendendo ogni giudizio di valore e valutazione sulla validità concettuale e sostenibilità storica del suo approccio al contesto medio-orientale, è certamente possibile affermare -si legge su sicurezzanazionale.gov.it – che la Bell ha rappresentato una figura singolare nel mondo dell’intelligence in rosa. Capace, da donna, di intrecciare e intessere rapporti personali con i principali capi arabi e allo stesso tempo strenua oppositrice del suffragio universale femminile nell’Inghilterra edoardiana». Gertrude Bell «ha lasciato in eredità, ai britannici e al mondo intero, uno straordinario archivio fotografico e documentale dei suoi viaggi e incontri. Lo Gertrude Bell Papers è attualmente conservato presso la Newcastle University. La regina del deserto muore nel 1926 a Baghdad, e qui viene sepolta con gli stessi onori di un fondatore della nazione, quale effettivamente è stata.

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