Archeologia: Roma, alla luce necropoli di militari e pretoriani

Archeologia: Roma, alla luce necropoli di militari e pretoriani

A Roma nuove sensazionali scoperte nell’area archeologica al V miglio della Flaminia – la celebre via consolare che collegava l’Urbe all’Adriatico arrivando ad Ariminum (Rimini) – dove nel 2008 in località Due Ponti era tornato in luce il mausoleo di Marco Nonio Macrino, senatore bresciano e generale sotto Marco Aurelio (161-180) nelle guerre contro Marcomanni, Quadi e Sarmati Iazigi. Forse la figura di Marco Nonio Macrino ha ispirato il personaggio de «Il Gladiatore» di Ridley Scott, da cui la definizione di «Tomba del Gladiatore» con cui i media ribattezzarono subito il monumento funerario. Ora, le indagini che la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma sta conducendo dal 2012 hanno portato al rinvenimento di una vera e propria necropoli a carattere militare. Le nuove ricerche, oltre a chiarire l’aspetto delle strutture già emerse, hanno restituito altri monumenti funerari – spiega nel dettaglio un articolo sul nuovo fascicolo della rivista «Archeologia Viva» (Giunti Editori) – uno dei quali, in età tardoantica, venne sfruttato per l’impianto di una fullonica (officina per il lavaggio e la tintura delle vesti). Sono state rinvenute anche molte stele di pretoriani (guardie del corpo dell’imperatore), che fanno pensare a un’area a loro espressamente dedicata. Dopo la scoperta della tomba di Macrino e di due sepolcri monumentali, di cui uno attribuibile a un console vissuto sotto Adriano (117-138), con gli ultimi scavi sono stati riportati alla luce i resti marmorei di un sepolcro a dado e di un sepolcro ad altare. Il primo è appartenuto a un personaggio probabilmente di rango equestre – come si evince dalla sepoltura di un cavallo presso l’entrata del sepolcro – la cui carriera militare si svolse nel I secolo d.C. tra l’epoca di Augusto e quella di Caligola: la decorazione marmorea, con i suoi tralci vegetali e i girali di acanto, rimanda appunto al repertorio iconografico dell’arte ufficiale di età augustea. Il lavoro degli archeologi si sta ora concentrando sullo scavo dell’edificio funerario al quale si sovrappose la fullonica. Questo monumento, databile nella seconda metà del II secolo d.C., si ergeva a lato del sepolcro di Marco Nonio Macrino, orientato nella stessa direzione. Ciò fa supporre una interdipendenza fra i due sepolcri, probabilmente inglobati in un unico progetto, con il monumento funebre rinvenuto sotto la fullonica destinato alle sepolture della familia del senatore bresciano o allo svolgimento dei riti e del culto funerario connessi alla sua figura. Il cambio di destinazione d’uso dell’area, con la trasformazione in una tintoria, rimasta attiva fino a età tardoantica avanzata, rende l’idea del radicale mutamento della situazione economico-politica generale nelle ultime fasi dell’impero. Alla luce dei nuovi scavi, quella del V miglio della Flaminia appare una delle necropoli più importanti del suburbio romano, con la sua particolare concentrazione di sepolture di militari che qui vollero lasciare, con la costruzione di monumenti di straordinaria grandiosità, l’imperitura memoria del loro valore.

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