Medio Oriente: Abu Mazen rieletto presidente di Fatah per 5 anni

Medio Oriente: Abu Mazen rieletto presidente di Fatah per 5 anni

Abu Mazen guiderà per un altro mandato al-Fatah, la fazione maggioritaria del movimento palestinese. Lo ha deciso oggi all’unanimità la Settima Conferenza dell’organizzazione riunita a Ramallah, nel palazzo presidenziale della Muqata che subito in apertura, per acclamazione, ha rinnovato la fiducia al successore di Arafat. La scelta dei delegati, racconta l’Ansa, sembra aver definitivamente spazzato via le voci che da tempo vedevano nell’appuntamento di oggi l’occasione da parte degli oppositori interni alla leadership palestinese di impostare il futuro di Fatah senza più l’attuale presidente. Abu Mazen (Mahmoud Abbas, 81 anni) è in carica dal 2005, dalla morte di Yasser Arafat, il Rais palestinese che guidò l’organizzazione per decenni, e per tutto questo tempo ha retto Fatah con pugno sicuro. La stessa sicurezza che ha portato oggi alla conferma dell’anziano leader che sembra così aver sbarrato la strada a chi, come ad esempio Mohammed Dahlan, è considerato il principale oppositore politico di Abu Mazen. Espulso nel 2011 da Fatah, Dahlan ha tuttora un consistente numero di sostenitori e più volte i Paesi del cosiddetto Quartetto Arabo (Emirati Arabi, Egitto, Arabia Saudita e Giordania) hanno chiesto ad Abu Mazen, ma senza esito, la sua riammissione nell’organizzazione. Fatah – e dunque il suo leader – è il cuore dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina nel quale sono rappresentate tutte le varie organizzazioni politiche palestinesi, Hamas compresa. Chi ha le chiavi di Fatah – è stato osservato – ha il potere nell’Olp e stabilisce la politica palestinese di fronte ad Israele, per le trattative di pace in stallo, sulla scena internazionale, specie con i nuovi problemi che potrebbero derivare dall’elezione di Donad Trump. «Il congresso – ha osservato, citato dai media, Jibril Rajoub, uno dei senior di Fatah e sostenitore di Abu Mazen – si svolge in un momento cruciale della storia del popolo palestinese. Dobbiamo discutere delle nostre aspirazioni, dei nostri problemi e sfide». Per Rajoub – che guida la federazione calcio palestinese – «occorre costruire una strategia, consolidare il movimento e raggiungere l’unità nazionale». Poi, sulla questione dell’opposizione, ha detto: «Dahlan è il passato. Non ha posto nel movimento». Nella seduta pomeridiana è stato letto un messaggio inviato dal capo politico di Hamas Khaled Maashal: la fazione al potere nella Striscia «è pronta a tutte le esigenze della partnership con Fatah e con tutte le forze palestinesi. A beneficio della nostra gente e della loro causa, e della sua battaglia contro l’occupazione israeliana». Meshaal ha quindi insistito sulla necessità del «completamento di riconciliazione» con Fatah – obiettivo in ballo da tempo ma per ora senza risultato – per «mettere fine alla divisione palestinese». Alla Conferenza, secondo la stessa presidenza, stanno partecipando 1322 delegati dalla Cisgiordania, da Gaza e dalla Diaspora: 60 delegazioni da 28 Paesi, più delegazioni estere tra cui, per citarne alcune, il Partito Comunista Cinese, l’Internazionale socialista, l’Egitto e il Sin Feinn, la Svezia e anche l’inviato speciale dell’Onu Nikolay Mladenov nell’area. La Conferenza dovrà eleggere il nuovo Comitato centrale (23 membri, in pratica l’esecutivo di al-Fatah) e il Consiglio rivoluzionario (132 membri, una sorta di parlamento).

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